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laboratorio di Falegnameria

Laboratorio di falegnameria
                               
Premessa

Nel laboratorio di falegnameria la persona disabile acquisisce un nuovo modo di vivere la giornata. Per la maggior parte dei ragazzi che provengono dai C.F.P. (Centri di Formazione Professionale) e sono rimasti per un breve periodo a casa, la nuova realtà proposta è senza dubbio diversa per ritmi e stimoli (come per i coetanei il periodo della scuola fatta di aritmetica, scrittura, lettura, materie diverse ordinate secondo orari prestabiliti, valutazioni ed il tipico rapporto scolastico insegnate-allievo è finito). Inizia un’altra realtà: quella lavorativa.
Una persona normodotata è in possesso degli strumenti essenziali per potersi collocare in un ambito lavorativo, con le esigenze che il posto di lavoro gli richiede. Un disabile psicofisico, o svilupperà le abilità residue sufficienti a permettergli il collocamento in particolari ambienti lavorativi “normali”, oppure dovrà essere collocato in posti di lavori protetti.
Le persone portatrici di handicap che frequentano il laboratorio di falegnameria di questo C.E.O.D., affrontano un ambiente simile per le sue caratteristiche ad un laboratorio artigianale, ma senza le esigenze produttive di un ambiente lavorativo. Appare quindi necessario, mantenendo e sviluppando la serenità individuale ed il benessere psicofisico, integrare le potenzialità espresse con il raggiungimento di alcuni obiettivi che ci siamo posti:
- convivere ed accettare persone diverse con ritmi differenti dai propri;
- trasformare una visione fanciullesca della realtà in una più corrispondente all’età cronologica e, per quanto possibile, tendere all’adultità;
- aumentare il bagaglio di  competenze, per poi avere più opportunità di valorizzarsi realmente in un contesto sociale più ampio;
- dividere il gioco dal lavoro, dando degli spazi per il gioco libero e personale ma differenziandolo dal “gioco lavorativo”;
- stimolare al ragionamento;
- stimolare all’autocritica.
Le attività svolte nel laboratorio di falegnameria hanno un senso compiuto, ed il risultato è visibile: da un elemento grezzo quale è una tavola di legno si raggiunge il prodotto finito commerciabile.  
Continue sollecitazioni verbali e pratiche, aiutano la presa di coscienza di ogni azione svolta e l’esperienza vissuta, diventa consapevolezza di essere parte di un insieme per la realizzazione di un prodotto finito.


Obiettivi del laboratorio:

Nello sviluppare il progetto di falegnameria, si è voluto tener presente alcuni aspetti importanti per le loro implicazioni didattiche e valutative.
Il primo aspetto riguarda la scelta di operare con la costruzione di oggetti, non scelti solo per un mero aspetto di mercato, ma con caratteristiche ben precise. Queste permettono all’oggetto creato di diventare, tramite la manipolazione costruttiva, un ottimo veicolo per la continua stimolazione di attività mentali, per l’apprendimento di concetti, di elementi della figurazione e per l’acquisizione di abilità professionali.
Il secondo aspetto è l’attenzione posta alle macchine, agli impianti e alle tecniche produttive, che riproducono situazioni, compiti, problemi presenti nelle fabbriche e nei laboratori artigianali.
Le indagini svolte in aziende del territorio, hanno permesso di definire i requisiti necessari allo svolgimento di alcuni compiti professionali. Compiti accessibili ad una persona svantaggiata. Far acquisire  a persone disabili, questi requisiti è diventato uno degli obiettivi del Centro.
La produzione di oggetti in piccole serie e l’utilizzo di tecniche produttive particolari, permettono di suscitare l’interesse degli utenti, ancora legati al gioco come espressione di sé. La continuità lavorativa nel produrre la medesima tipologia di oggetti e il seguire personalmente tutte le fasi costruttive, permette un miglior rapporto degli utenti con il lavoro stesso. Aumentando notevolmente la propria sicurezza nel gestire l’oggetto da lavorare. Questa tranquillità aiuta a trasferire in altre situazioni le abilità acquisite, migliorando così il proprio ruolo di lavoratore all’interno di un contesto produttivo e la stima di sé.
In questa situazione non è richiesto alle persone di apprendere una professione ma di attuare in modo professionale quei gesti e compiti che sono loro possibili.
La prassi seguita nella gestione del progetto, permette agli operatori un’osservazione a vasto raggio delle potenzialità dei ragazzi, ed un intervento educativo personalizzato e orientato all’acquisizione di gesti sempre più professionali, come il controllo delle funzioni operatrici delle macchine, il rispetto delle sequenze lavorative, la precisione esecutiva.
Sono inoltre particolarmente curate la costanza, l’ordine mentale, la corretta percezione di sé nei confronti dei materiali, dei mezzi e delle procedure. Un corretto rapporto posturale con le attrezzature ed i materiali, l’acquisizione di un ritmo-affaticamento compatibili con le esigenze di un compito produttivo, sono fondamentali per permettere all’utente di essere l’artefice del cambiamento impresso alla materia per diventare oggetto, il tutto nel rispetto della persona e dell’handicap.
Molto importante è l’aspetto relazionale, il rispetto dei tempi dei compagni, l’accettazione del compito, la percezione del proprio ruolo e di quello degli altri.
Grazie alle operazioni necessarie alla costruzione degli oggetti, il gioco diventa il “fare” e attraverso l’apprendimento delle regole del “far bene”, si eleva la gratifica al livello del saper fare a regola d’arte, requisito necessario per aumentare la propria stima e sicurezza nel rapporto con gli altri.
L’attività del fare, permette ancora di accompagnare la persona disabile all’interno del processo produttivo, di aiutarla a riconoscere i problemi che via via è chiamata a risolvere, di identificarsi come soggetto che opera dei cambiamenti e quindi apprendere ciò che gli è possibile nella forma corretta e normale. Il tutto nei tempi che le sono propri. Apprendere il compito, affinare il gesto, cercare la qualità dell’esecuzione, aumentare la propria abilità, significa dare senso all’impegno e spostare l’espressione del sé dal gioco al lavoro.
Le abilità apprese permettono di condurre quasi in autonomia l’attività produttiva e rendere ancora più evidente il concetto di realtà lavorativa.
Durante tutto l’iter formativo le richieste che verranno rivolte all’utente saranno graduali, sia nella qualità dell’esecuzione  del compito, sia nei ritmi.
Con questo metodo si cerca di far affrontare alla persona, il nuovo, facendo ricorso all’esperienza e alle abilità già acquisite, diminuendo così la paura della frustrazione ed aumentando la fiducia in sé.

 

Progetto didattico:

Il laboratorio di falegnameria è il primo laboratorio organizzato dal Centro. In questi anni di attività è stato oggetto di continue trasformazioni per dare una risposta sempre più qualificata alle possibilità lavorative degli utenti.
Questo laboratorio ha come guida la tecnologia.
E’ infatti la modalità produttiva degli oggetti a stabilire le fasi formative. Si comincia con attività più propriamente propedeutiche per arrivare ad una fase più professionale dove: nella prima vengono maturati gran parte dei requisiti necessari a svolgere la seconda.
L’utente, nella sua formazione, non accederà a compiti previsti in ordine cronologico dal progetto tecnico ma accederà a quei compiti, per i quali ha dimostrato di possedere abilità esecutive.
Solo quando avrà maturato i requisiti necessari a svolgere un compito più complesso, all'utente verrà proposta la possibilità di affrontare situazioni e compiti più complessi.
L’attuale disposizione del laboratorio è stata pensata per permettere alla persona disabilie, di capire in modo abbastanza semplice e intuitivo, quale è il percorso tecnologico degli oggetti prodotti. Per rendere ancor più evidente questo percorso il laboratorio è stato suddiviso in aree produttive, ognuna delle quali permette di sviluppare momenti didattici diversi, più corrispondenti alle necessità delle singole persone.
Molta attenzione è stata data allo spazio prassemico, cioè a quello spazio che ogni persona frappone tra sé e gli altri nelle interazioni quotidiane, il cui mancato rispetto, diventa un continuo stimolo ad insofferenze, provocazioni e reciprocazioni.


 
 
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